Napoli, That's AMORE!

Napoli, That's AMORE!

(di Celia Pontari)

Prima di incontrare i ragazzi di Napoli Tà-Ttà il mio rapporto con la città e la cultura Partenopea era di puro amore, oggi oltre all’amore c’è anche tanta gratitudine perché alcuni ragazzi del Sud, Christian in particolare, hanno creduto in me, mi hanno dato la possibilità di raccontare le mie storie e farvi conoscere parte di un altro Sud: la Calabria.

Campania e Calabria non sono poi così diverse, tutte le volte che ho la possibilità di confrontarmi con ragazzi Campani ne sono sempre più consapevole. Sono passate poco più di due settimane da quando ho avuto l’ennesima conferma del cuore grande dei napoletani. Anita l’ho conosciuta da cinque minuti e già mi ha invitata a passare qualche giorno da lei. Parla a voce alta con il suo accento allegro e il sorriso sempre sulle labbra, alcune parole sono storpiate, non per ignoranza, ma perché i napoletani sono così, devono rendere tutto particolare, diverso, personale.

La prima metropoli che visitai dal finestrino di un Intercity fu proprio Napoli, ero piccola, non ancora abituata a viaggiare e di notte il treno rallentò proprio nei pressi di questa città, io assonnata sbirciai dalla tenda polverosa del finestrino e vidi una città piena di luci e immense costruzioni. Pensai di essere finita dall’altra parte del mondo, era come stare in America, non potevo mai immaginare che in Italia ci fossero città tanto grandi, belle e moderne. Quel ricordo di Napoli mi accompagnò fino all’adolescenza quando mi recai ufficialmente in Campania: a Caserta. Mi bastò vedere solo la facciata della Reggia, dimora dei Borbone delle Due Sicilie, per rendermi conto che quella fosse veramente la regione più bella d’Italia. Il parco immenso con le sue fontane e la grande cascata, per non parlare dello scalone reale a doppia rampa e i due leoni in cima, si l’ammetto, ho fatto quei gradini immaginandomi con lunghi vestiti ricamati! Ero tanto scioccata da questo complesso architettonico così imponente che ne parlai per mesi interi. Sembrava di esser tornata bambina quando incollata alla tv ammiravo un ragazzo in calzoncini bianchi e maglietta azzurra. Era luglio dell’84 io nascevo e un giovane Maradona veniva presentato ufficialmente allo stadio San Paolo di Napoli. Ero bimbetta, non mi intendevo molto di calcio, ma un capodanno decisi di fare anch’io un brindisi e dedicarlo a lui! Non mi intendevo neanche di bicchieri di cristallo e dopo aver urlato “Evviva Maradona!” diedi un morso al bicchiere con tutte le conseguenze che ne comportarono i vetri in bocca, lì decisi di non seguire più nessun calciatore.

A Pompei invece mi ci portò mio padre e non immaginavo di entrare letteralmente nell’archeologia, mi raccontò dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. della cenere e dei lapilli che caddero ininterrottamente sommergendo la città. L’ingresso negli scavi archeologici di Pompei è una porta che conduce nel passato, non si osservano semplici resti, ma si passeggia nelle strade romane, tra ville, edifici pubblici, semplici case, templi, tutto è fermo a quel giorno, ad un giorno normale, come tanti altri e a farmene rendere conto è quel mosaico all’ingresso di una casa con la scritta “Cave Canem” (attenti al cane) la vita che si ferma improvvisamente.

Ma nonostante la Campania sia così superiore in bellezza e cultura c’è sempre il pregiudizio subdolo e fastidioso dell’ignorante che non vuole vedere la grandezza, ma si limita a screditare, puntare il dito marchiando e screditando. Certo, Napoli come ogni città del sud ha sofferto e soffre tuttora, tutti conosciamo i problemi che affliggono il meridione, ma questo non deve essere una scusante, neanche mi soffermerò a dirvi di quanto potremmo fare per migliorarci, quali sono gli aspetti negativi perché io voglio parlarvi di Napoli e quanto sono stata stupida a credere ai soliti pregiudizi. Perché dopo aver visitato la Campania in lungo e in largo, dopo aver assaggiato la famosa mozzarella di bufala aver superato lo schok della grandezza dei limoni, grandi come palloni da basket, gialli e lucidi e che granite!!!!!! Quante raccomandazioni prima di arrivare a Napoli: attenta al portafogli, non comprare nulla per strada, non utilizzare anelli e bracciali, ammetto che ero spaventatissima, ma mi bastò guardare il Golfo, il mare blu e il Vesuvio per sentirmi a casa e al sicuro. Si, ho acquistato per strada souvenir, ho passeggiato tra la gente e la folla della Galleria Umberto I, ho mangiato una sfogliatella seduta su un muretto e non ho nascosto il portafogli nelle mutande, mi sono divertita a comprendere il dialetto particolarissimo, ma tanto familire, per chi come me è cresciuta con Sophia, Eduardo, no, non sono amici di un villaggio vacanze, ma due divinità del cinema e del teatro, vi ricordate come diceva Luca a Concetta in Natale in Casa Cupiello: “Tu sei una donna di casa e sai fare tante cose, come si deve, ma 'o ccafè non è cosa per te” ecco, tutto il caffè bevuto nella mia vita non è affatto paragonabile a quello assaggiato a Napoli, ho provato a seguire anche il consiglio di Eduardo per la riuscita di un buon caffè, niente.. non è cosa per me!!! A Napoli l’odore del caffè non va mai via, lo senti nei bar e per le strade, proprio così, Piazza Plebiscito era investita da un odore di caffè che mi ha accompagnata per tutto il giorno. Mettiamoli da parte questi pregiudizi l’unico timore che dovremmo avere a Napoli è che la pizza ordinata non sia morbida, elastica e con quel giusto condimento che vi faccia sognare e desiderar di tornare.